Assente, come manchi in questa plaga
che ti presente e senza te consuma:
sei lontana e però tutto divaga
dal suo solco, dirupa, spare in bruma.
(montale)
Non studio non lavoro non guardo la tivvù
non vado al cinema non faccio sport.
(cccp)
Lo stupido poeta scrive il settecentosettantasettemiliardesimo verso dell’umanità
“costruire, disfare, costruire ancora”.
Il mio cervello ammutolito,
sul secolo che scorre inavvertito,
sui morti a migliaia nell’oceano
sulle persone che mostrano il dardo dell’evenienza
sulla morte, la mia, fantasia eroica di una perdita inutile
sugli amici inafferrabili, pasto ai distacchi e all’incomprensibile
sui pianti inavvertiti, inversati, inversabili, versificati e banalizzati
sulle bombe che esplodono pervertite con schegge di potere e rancore
sul bambino prigioniero che ancora non parla e cosa parlerà?
sulle memorie che si disperdono e spendono, condonano e indulgono
sulle grazie che ci concediamo, le parole incinte, gravide di nuovi abusi
sulle canzoni popolari nuove, che ancora non si sanno cantare
sui balconi costruiti per caso avanti al nulla, sulle pietre dure che spezzano
sulle mani che stringono in cerca di infinito qualsiasi
sulle immagini che girano, circolano, stuprano le fantasie, negano ed evidenziano
sulla mia rivoluzione invisibile, i piani futili, l’impassibilità
Ammutolito il mio cervello su me muto.
E se fossi uno di quei cosi con la neve e con padre Pio
Penserei di essere meglio di un soprammobile di Giò
Pomodoro perché
Tutte le merci sono uguali di fronte a Dio
E starei male a essere messo in vendita
Alla stazione Centrale di Milano
In un angolino della vetrina del tabaccaio
Tra un cazzo finto e un portasigarette di plastica con lo
Stemma del Milan
Languendo
Per giornate deriso
Perché la merce invenduta piange.
Io conosco il dolore delle pile dei sacchi della spazzatura
Nascosti dietro le scope
Nel reparto casalinghi
Del supermercato, sacchi della spazzatura
Verdi un tempo imposti per la raccolta differenziata dal
Comune e adesso
Negletti e impolverati, decaduti
Plastica più sola di un'anima a marcire
(...)
Io conosco il dolore della "gelatina per dolci
Già detta colla di pesce" sommersa
Da bustine di lieviti Bertolini e sacchetti di zucchero in Scaglie per le guarnizioni
Lo conosco e se io fossi lei mi chiederei perché
Sono "gelatina per dolci già detta colla di pesce"
E non, ad esempio, una fulgida appetitosa scatola
Di mezzo chilo di mezze penne Barilla,
di quelle che si vendono a migliaia
nei supermercati di tutto il mondo.
Io penserei questo tutto il giorno e continuerei a piangere
Perché la merce invenduta piange
E il suo dolore è tanto simile al nostro
Biologico stare sul mercato fino a che c'è domanda
Fino a che l'articolo che siamo non deperisce
Come un diplomato di 52 anni alla ricerca del primo lavoro
Come un corridore automobilistico amputato
Come una ragazza in Giappone
Che a 25 anni nessuno l'ha sposata
Sugli scaffali della vita raggelata miscela
Leone scaduta nel reparto
Caffè o sugo di cinghiale con l'etichettta scollata
Scatole di sale dietetico schiacciata
Aldo Nove.